“La storia della cooperazione sociale”… siamo anche noi!

“La storia della cooperazione sociale”… siamo anche noi!

Tregnago, 6 giugno 2024

Solidarietà, mutualità e bene comune. Sono state queste le parole-chiave dell’intenso incontro di formazione rivolto ai soci e organizzato lo scorso 6 giugno a Tregnago dalla cooperativa sociale Monteverde. Un tuffo nei valori che hanno dato vita alla nostra organizzazione, fondata il 27 maggio 1986 a Colognola ai Colli, e ampliatasi negli anni grazie alle persone che hanno continuato a lavorare tenendo sempre presenti i valori fondanti.

Nel teatro parrocchiale di Tregnago si sono confrontati in un intenso dialogo tre cooperatori sociali: la presidente di Monteverde, Roberta Castagnini; il vicepresidente e socio fondatore di Monteverde, Giovanni Soriato; il consulente del lavoro, revisore legale e storico presidente della cooperativa Cpl di San Bonifacio, Giorgio Mainente.

È stato proprio Mainente a ripercorrere la storia del movimento cooperativo, nato come risposta agli squilibri e alle ingiustizie creati dallo sfruttamento economico del lavoro, spesso intessuta di forti elementi valoriali. «L’idea di un’impostazione economica cooperativistica ispirava già in tempi antichi forme di solidarietà e di lavoro collettivo presso società tribali, strutture sociali sopravvissute poi sino al 1600 e oltre, anche in Europa – ha spiegato Mainente –. Fu la Rivoluzione industriale a dare grande impulso alle cooperative, una forma organizzativa che puntava al benessere diffuso dei lavoratori». In Italia nel 1948 la Costituzione riconobbe la cooperazione come un’attività da tutelare per legge (art. 45).

E la storia della cooperazione sociale? Nel nostro Paese è recente. «Si tratta di un fenomeno giovane, iniziato a cavallo fra gli anni ’70 e ’80 – ha illustrato Mainente –. Sotto la spinta di riforme epocali, come la chiusura dei manicomi e degli orfanotrofi, la domanda di servizi più personalizzati e di maggiore qualità salì: a darle risposta sopraggiunse una realtà nuova, alternativa, quella delle cooperative sociali».

Alla fine degli anni ’60 l’inadeguatezza delle allora strutture per disabili (al tempo definiti “menomati”) e dei manicomi venne a galla e a lungo i familiari si batterono per chiedere un riconoscimento di queste persone, rivendicandone gli stessi diritti di tutti. «È una storia germogliata nelle province dentro le case delle famiglie, negli oratori delle parrocchie dove nuove generazioni di sacerdoti promossero l’aggregazione giovanile, nelle scuole frequentate per la prima volta da alunni con esigenze diverse – ha ricostruito Mainente, che ha vissuto in prima fila questi cambiamenti –. Le cooperative di solidarietà sociale nacquero per coinvolgere persone con disabilità o emarginate nella costruzione della risposta ai loro problemi, non solo per dare un aiuto fornendo un servizio; inoltre, permettendo a queste persone di esprimersi anche attraverso il lavoro, se ne valorizzavano le capacità residue».

Questo fu il contesto storico e sociale in cui nacque la cooperativa sociale Monteverde, la cui storia è stata ripercorsa dal presidente onorario Giovanni Soriato, uno dei 18 soci che si ritrovarono davanti al notaio in quel maggio 1986 per dar vita a Monteverde.

«L’anima ispiratrice di Monteverde fu Giuseppe Dal Zovo, che abitava a Colognola ai Colli e aveva fatto varie esperienze in due cooperative sociali già esistenti allora nell’Est Veronese: la cooperativa Cpl di San Bonifacio e Il Fiore di Monteforte – ha raccontato –. Giuseppe conosceva bene la Val d’Illasi e si era reso conto che qui mancava una realtà sociale per le persone con disabilità, che allora erano tenute in casa, spesso nascoste; si mosse con il parroco di San Zeno, don Luigi Adami, altro fondatore e motore dell’iniziativa, coinvolgendo il Comune di Colognola ai Colli e trovando terreno fertile per la cooperativa».

A San Zeno, il Comune aveva dato in gestione alla parrocchia una piccola abitazione in via Ceriani, a 50 metri dalla chiesa, con due piccoli appartamenti. Quello al primo piano era già utilizzato per un progetto di autonomia abitativa e lavorativa per una persona fragile; l’altro, due stanze in tutto, venne dato in concessione gratuita alla nascente cooperativa Monteverde.

L’approccio imprenditoriale della cooperativa – che dopo pochi mesi vide operare a fianco a Dal Zovo anche Francesco Tosadori e, come primo presidente, Giambattista Fasoli – si instaurò fin dal principio. Le prime commissioni vennero dal Comune di Caldiero, per la manutenzione delle aree verdi, e dalla cooperativa Cpl, che passò a Monteverde dei lavori di cablaggio. «Per noi il lavoro è sempre stato costitutivo – ha sottolineato Soriato –. In quelle due stanzette di San Zeno si respirava un clima di grande entusiasmo e cambiamento; le persone del paese si fermavano, entravano, condividevano questo progetto: ben presto la sede si rivelò troppo piccola per accogliere gli utenti e così nel 1994 si rese necessario il trasferimento in una sede più grande».

La Monteverde si trasferì a Tregnago, in via Croce Molinara: la nuova sede era un capannone industriale che venne riadattato. Nel 1991, la legge 381 normò le cooperative sociali, suddividendole in due tipi: di tipo A, per i servizi alla persona, e di tipo B, per l’inserimento lavorativo. «Monteverde nel 1994 gemmò la cooperativa sociale Monteverde 2, di tipo B, e  Francesco Tosadori ne divenne il presidente, fino alla recente fusione con la cooperativa Multiforme», ha continuato Soriato. 

Nel 2000 ci fu un altro salto in avanti. «L’Ulss ci propose di assorbire il Ceod di Cogollo: fu una svolta importante per la cooperativa, perché iniziò l’inserimento nel Ceod di persone con disabilità grave e gravissima – ha continuato –. Il numero degli utenti raddoppiò e si cercò allora una soluzione per le lavorazioni conto terzi, affittando il capannone in via Fra’ Granzotto a Tregnago, ancora oggi una delle nostre sedi» .

Nel giro di pochi mesi il lavoro di assemblaggio e di confezionamento aumentò molto, con nuovi committenti che si affidarono a Monteverde. Nel 2004 partì l’esperienza della falegnameria, prendendo in affitto un capannone, mentre nel 2006 Monteverde aprì il negozio di bomboniere e articoli regalo – l’attuale Fucina della solidarietà – con l’attività di artigianato che fece un notevole balzo in termini di qualità degli oggetti prodotti.

«Tutte queste implementazioni erano sempre dettate dalla ricerca di nuove opportunità per le persone con disabilità: opportunità lavorative e di nuovi spazi, che offrivano una gamma sempre maggiore di progettazioni personalizzate – ha sottolineato Soriato –. Le persone accolte si sentivano riconosciute e mai emarginate».

È storia più recente il trasferimento nella sede di Badia Calavena – nel 2011 – e tutte le evoluzioni dei servizi per i bambini, gli adolescenti e le famiglie, a partire dal 2013-2014, che ha portato Monteverde ad aprire degli ambulatori per i servizi di consulenza psicologica a Vago e il progetto Ponte a Caldiero.

«Oggi come ieri, la nostra mission continua a essere quella di intercettare i bisogni emergenti e di cercare di dare risposte rapide, professionali ed efficaci alla società in cui viviamo, sempre più complessa e bisognosa di servizi alla persona, soprattutto per le fasce deboli», ha aggiunto la presidente di Monteverde, Roberta Castagnini, che è entrata in cooperativa nel 2007, a soli 25 anni, come psicologa, diventandone poi socia, consigliera, vicepresidente e ora presidente.

A lei sono spettate le conclusioni dei lavori, incentrati sul senso di essere cooperatori sociali oggi. «Sia che lavoriamo come operatori, educatori, psicologi, amministrativi o addetti alle pulizie, ai trasporti o ai servizi esterni, il nostro lavoro non può essere mai disgiunto dal “senso”, cioè dal significato e dal valore che diamo alla vita delle persone fragili che seguiamo – ha evidenziato la presidente –. Siamo persone che si prendono cura di altre persone e che lo fanno per scelta, sapendo che dove non arriva uno di noi ci arrivano gli altri, grazie alla mutualità e alla responsabilità diffusa che è uno dei punti forti del modello cooperativo».

Il futuro? «Siamo fortemente convinti che questi valori fondativi e la collaborazione con altre cooperative, istituzioni e realtà del territorio in cui operiamo da quasi quarant’anni ci aiuteranno a superare le sfide che ci troveremo davanti – ha concluso Castagnini –. Da parte nostra non verrà mai meno l’attenzione ai bisogni delle persone fragili: come imprenditori sociali uniti in questa visione di bene comune continueremo a realizzare nel concreto ogni giorno il grande valore della solidarietà».



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