STORIA DI UNA CALAMITA – Giulia all’assemblaggio per l’ultima tappa del viaggio

Dopo averti raccontato di una tavoletta di legno abilmente rifinita da Omar col traforo, di un biscotto di ceramica creato da Sakshi, della pittura su questi pezzi stesa da Andrea e Omar e ora… ci siamo: non c’è calamita senza magnete e Giulia ci accompagna nell’ultima tappa di questo viaggio prezioso.

Questa tappa è quella dell’assemblaggio: i vari elementi della calamita vengono incollati insieme. È una fase realizzata col supporto di un’operatrice, e solo poche persone eseguono il lavoro con la colla. Una di queste è Giulia. 

Giulia è molto precisa, e la precisione è proprio una delle caratteristiche necessarie per questa lavorazione. Occorre mettere la giusta quantità di colla e bisogna avere attenzione su dove viene posizionata. 

Attenzione, precisione, coordinazione sono tre qualità importanti che vengono sviluppate ulteriormente con questo procedimento. 

E poi… vedere il prodotto finito procura sempre un senso di realizzazione e autostima, dando anche un significato concreto e tangibile a ciò che si è svolto in precedenza.

La calamita è pronta per trovare momentaneamente casa nella Fucina della Solidarietà, in attesa che una persona la scelga e la acquisti.

Con una donazione anche tu puoi sostenere i laboratori di Monteverde e aiutare Giulia e tutte le persone che li vivono ad allenare e sviluppare le proprie capacità manuali e personali.


STORIA DI UNA CALAMITA – Due mani di colore con amore

Oggi… coloriamo! 

Nelle due puntate precedenti ti avevamo raccontato la nascita di una delle calamite create nei laboratori Monteverde: prima la base di legno e poi il biscotto in ceramica che le donerà calore.

È proprio questa la sensazione che si percepisce camminando accanto ai tavoli di lavoro nel laboratorio di Tregnago: calore non nel senso di temperatura, ma quel calore che trasmette passione e sorrisi, impegno e creazione. Calore e… colore.

Qui a Tregnago in questa fase della lavorazione della calamita ci sono persone che verniciano le tavolette di legno e altre che pitturano i biscotti.

Prima di dipingere c’è una fase molto importante di preparazione del lavoro. 

Innanzitutto viene sistemato il tavolo: sopra di esso viene posta una base di cartone su cui si applicano con lo scotch i tasselli di legno, per poter lavorare in modo ordinato e più semplice. Poi, anche i pennelli e il colore devono essere preparati. 

Uno degli obiettivi è lavorare sull’autonomia di lavoro, compresa la sistemazione e lo sgombero della postazione e del materiale. Ogni persona coinvolta anche attraverso queste attività può migliorare la propria autonomia con riflessi importanti nella propria vita quotidiana.

Una volta attaccati i tasselli si può iniziare così a pitturare. Con questa attività Andrea, Omar e le altre persone che di volta in volta si trovano a dipingere possono allenare e migliorare la propria coordinazione e il proprio controllo.

Su ogni tassello e su ogni biscotto va applicata una determinata quantità di colore, con precisione su come stenderlo e attenzione ai bordi dell’oggetto da colorare. Poi si attende che il colore si asciughi, si gira la tavoletta e si dà la seconda mano di colore.

E per finire un ultimo tocco con…un po’ di zucchero a velo, ed il biscotto è pronto da gustare! Questo effetto zuccherato viene creato tamponando con leggerezza il biscotto di ceramica con una spugnetta e il colore bianco, come fa Giulia in questa foto… et voilà!

Sei anche tu che puoi dare colore a questa attività e far splendere le capacità di tutte le persone che vivono i laboratori Monteverde: una tua donazione permette a queste attività di continuare nel miglior modo possibile, allena capacità manuali e cognitive, sviluppa un senso del lavoro nel rispetto degli spazi e delle persone.

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Il tuo sostegno darà quel calore speciale che crea qualcosa di nuovo.

Grazie di cuore, a presto per la prossima tappa di questo viaggio!


STORIA DI UNA CALAMITA – Sakshi crea biscotti di ceramica

In questa seconda tappa di questo viaggio di una calamita  siamo ancora nella falegnameria in Monteverde.

Quando sono andato a scattare le foto che vedi qui Emanuela, una delle bravissime operatrici della Cooperativa, ha detto a Sakshi di prendere il materiale per fare i biscotti.

… I biscotti?

Sakshi capisce al volo ciò che deve fare. 

Prende la bilancia e la polvere di ceramica, poi miscela la polvere pesata con l’acqua.

Esatto: crea biscotti di ceramica che verranno ospitati sopra la tavoletta di legno che è stata disegnata, traforata e carteggiata sempre qui.

Il composto prodotto viene versato negli stampi che sono di diverse forme. Dopodiché, ci vuole un po’ di attesa. L’asciugatura, che può richiedere un’ora per le forme più piccole, prima di estrarle dallo stampo. È una ceramica senza cottura quella che viene lavorata.

Una volta asciugato e tolto il biscotto dal suo stampo, Sakshi lo carteggia leggermente, per pulire la superficie e livellare le formine eliminando eventuali bolle d’aria che possono crearsi in fase di colatura.

La cura che mette in questo lavoro è preziosa, come quella necessaria al controllo del magazzino dove vengono messe tutte le formine di ceramiche create… prima che partano per il laboratorio di Tregnago.

A volte è Elena al posto di Sakshi a compiere questo lavoro. Entrambe possono migliorare la propria attenzione e precisione in tanti momenti: nella pesatura e mescolando la miscela, nel versamento all’interno dello stampo, nell’estrazione di questo senza romperlo e poi nella finitura. 

Con una donazione puoi dare un contributo importante per sostenere l’attività dei laboratori artigianali e permettere il miglioramento di preziose capacità personali alle persone che vivono Monteverde!

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Nella prossima puntata ci sposteremo a Tregnago, dando colore a legno e ceramica!


STORIA DI UNA CALAMITA – Con Luigi e Nicola, prima tappa di un viaggio speciale

A volte, di ritorno da un viaggio, capita di tornare a casa con alcuni oggetti ricordo dei luoghi vissuti. Ad esempio, i frigoriferi di molte case sono decorati di calamite che raccontano posti magici, che riaprono gli occhi e il cuore su esperienze meravigliose.

Tuttavia, ci sono anche viaggi che sono speciali nella loro quotidianità, senza bisogno di andare in posti lontani. Un viaggio di questo tipo è raccontato proprio da una calamita, e dalla storia in varie fasi che la crea.

Questa storia parte nella falegnameria di Monteverde a Badia Calavena. Qui, su una sottile tavola di legno grezza, spessa pochi millimetri, Luigi disegna a matita tante sagome rettangolari. Luigi è attento al banco da lavoro mentre compie questa operazione, aiutato da una dima.

Poi, seguendo le linee attentamente tracciate da Luigi, le sagome vengono tagliate con l’uso di un traforo, da Nicola o Omar, a turno. Una volta ottenute tante piccole tavolette, il lavoro torna nelle mani di Luigi che le carteggia, togliendo così dai bordi possibili imperfezioni.

Questo primo lavoro crea la base di quella che diventerà una calamita speciale, e al tempo stesso migliora capacità importanti per Luigi, Omar e Nicola, e anche per Stefano e Michael, altre persone che eseguono attività simili.

Tutti e tre devono prestare attenzione affinché non escano pezzi storti dal legno originale, sin dal primo disegno con dima e matita. A volte c’è chi si distrae e vaga con la mente, fermandosi nel lavoro, e qui diventa prezioso il lavoro di gruppo per riprendere il ritmo, così come il preziosissimo lavoro delle operatrici e dell’operatore.

Questa specifica attività di laboratorio allena la motricità e la precisione, e per Luigi assume molta importanza anche l’aspetto relazionale. 

Non è un lavoro facile, in particolare l’uso del traforo. Chi viene in visita in Monteverde e prova a lavorare insieme a noi non riesce ad essere così preciso come lo sono Nicola e Omar, ormai due specialisti in questo.

Infine, il carteggio è finitura: permette di rimediare a un errore del traforo e rifinire il prodotto, che è così pronto per le fasi di lavorazioni successive.

Ogni donazione contribuisce a sviluppare le capacità relazionali, manuali e attentive di chi vive il laboratorio di falegnameria.

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Questa tavoletta, disegnata, intagliata e rifinita è solo la prima parte di questo viaggio. Per scoprire cosa ospiterà sopra resta con noi nella prossima puntata. 


La creazione di un foglio di carta: come un singolo foglio può cambiare magicamente la tua giornata

Creare qualcosa che prima non esisteva è qualcosa di magico. La gioia negli occhi di chi crea è qualcosa di magico. 

All’interno del laboratorio di Tregnago potresti osservare con curiosità i vari tavoli, la termopressa, la vasca dove mettere acqua e miscela di carta, i contenitori dei pezzi di carta strappati, e soprattutto come le persone attorno a queste cose si muovono. 

È un’esperienza che potrebbe cambiare il tuo modo di vedere ogni singolo foglio di carta, capendo come un singolo foglio di carta possa cambiare la vita di qualcuno.

Ci sono varie persone che si alternano nella fase di creazione vera e propria della carta: ci sono due ragazze entrambe di nome Giulia, c’è Simona, Davide… A turno lavorano in coppia, perché è un’attività che richiede sempre due persone e simboleggia quanto possa essere trasformativo il nostro laboratorio. 

Con grande cura e concentrazione scelgono il telaio, lo immergono nella vasca con una miscela di acqua e carta triturata e, con abilità sorprendente, sollevano l’impasto con precisione. Serve un lavoro di squadra, concentrazione e molta coordinazione per compiere questa operazione. Due cose che Giulia e Simona, che vedi nella foto qui sopra, allenano e migliorano proprio con questa attività.

Dalla scelta del telaio all’ascolto del “driiiiiiiiiin!” della termopressa, ci si accorge di una cosa: non si tratta solo di fare carta. Si tratta di ritrovare fiducia in sé stessi. Ogni foglio prodotto rappresenta un pezzo di autostima, una conferma di capacità e un simbolo di realizzazione personale.

Per Giulia e Simona queste precise sequenze di azioni sono diventate una fonte di orgoglio. Ogni volta che prendono in mano un foglio di carta, si vede nei loro occhi non solo la soddisfazione di un lavoro ben fatto, ma la realizzazione di sé stesse.

Diventa il loro momento di splendore quotidiano.

Sostenendo questa attività con una tua donazione, non stai solo aiutando a produrre carta. Stai dando a queste persone la possibilità di dire con orgoglio: “Questo l’ho fatto io”. E anche donare, può diventare un attimo di altissimo splendore.

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La pesatura della carta: l’arte segreta di pesare i sogni a Monteverde

La seconda fase del viaggio nel laboratorio artigianale della carta è rappresentata dalla pesatura. 

Dopo che i fogli di carta sono stati sminuzzati in piccoli pezzetti di carta, e suddivisi per tipologia (carta bianca, carta avoriata…) questi nel laboratorio di Tregnago vengono pesati per avere la giusta quantità e il giusto equilibrio tra vari tipi di carta, e così creare la miscela per ottenere un foglio di carta riciclata.

È importante avere le giuste misure, prestando attenzione ai grammi sulla bilancia. Una frase di quel grande maestro che era John Wooden dice: “Sono i piccoli dettagli che sono di vitale importanza. Le piccole cose fanno accadere grandi cose.”

La pesatura in Monteverde è un’attività che svolge Lisa. Pesca i pezzi di carta di un tipo da un contenitore e li mette su un altro posto su una bilancia. Sa il peso che la bilancia le deve dire e sta attenta a raggiungere esattamente quel peso. 

Eppure c’è altro. Dietro la sua bilancia, Lisa non pesa solo carta, ma sogni, speranze e potenziali. La precisione con cui seleziona e bilancia ogni tipo di carta da specifiche scatole è un arrangiamento di numeri per la melodia ideale ma anche un simbolo di quanto ogni dettaglio conti in questo percorso. 

E mentre Lisa sviluppa attenzione, abilità matematica e coordinazione, con l’educatrice che supervisiona il lavoro c’è un aspetto che emerge: ogni pezzo di carta, ogni grammo, rappresenta un passo verso un futuro migliore per lei e per molte altre persone nel nostro laboratorio. E quindi sì, diventa un’arte, della quale lei fa battere il cuore.

Con una tua donazione puoi contribuire proprio a tutto questo, a sviluppare e rafforzare le capacità di attenzione, coordinazione, calcolo e manualità delle persone vivono i laboratori Monteverde. Puoi essere parte di questa danza e di quest’arte.

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L’arte dello strappo: come un pezzo di carta può cambiare tutto

Strappare un pezzo di carta è un gesto apparentemente semplice, ma che ha il potere di iniziare qualcosa di straordinario.

In Monteverde abbiamo scoperto che c’è un’arte, una magia e un grande valore dietro ogni singolo strappo.

Riceviamo carta di varie tipologie in dono da aziende, che hanno scarti e accettano di contribuire alla realizzazione di questa magia, di questo viaggio, in cui lo strappo della carta è la prima tappa.

Il laboratorio della carta non è solo un laboratorio, ma è proprio un viaggio, una metamorfosi, un po’ come la vita stessa. Ogni strappo, ogni pezzo di carta, rappresenta un nuovo inizio, una pagina da scrivere, una storia da raccontare.

Lo strappo della carta è un’attività che viene svolta da diverse persone. Si fa individualmente, ognuno con una scatola di pezzi di carta da strappare in pezzi più piccoli, ma che crea socialità, perché permette di chiacchierare e scherzare mentre le dita si muovono.

Osservando queste dita che strappano con cura e dedizione ogni singolo pezzo, si capisce che non è solo un’attività manuale. È una danza di dita, un esercizio di concentrazione e al tempo stesso rilassante… e un’opportunità di connessione. Mentre la carta si trasforma, anche le persone intorno al tavolo si evolvono, condividendo momenti e creando legami.

I pezzi di carta viaggeranno poi verso il laboratorio di Tregnago, per la fase successiva della lavorazione. 

Sostenere quest’attività, con questa fase specifica dello strappo della carta, garantisce alle persone che insieme a te aiutiamo di sviluppare la manualità fine, è un’attività importante dal punto di vista riabilitativo, oltre che di concentrazione su ciò che si sta facendo.

Un pezzo di carta alla volta.

Anche tu puoi far danzare le dita delle persone che in Monteverde strappano la carta e migliorare così anche la loro manualità.

Proprio come nella vita, ogni strappo, ogni sfida o cambiamento, può portare a qualcosa di sorprendente. 

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